Fondazione Legato Dino Ferrari

La perdita del figlio Dino, spentosi nel 1956 per una grave forma di distrofia muscolare, costrinse l'ing. Enzo Ferrari ad affrontare una malattia terribile e poco conosciuta che nessuno era ancora in grado di delineare e di combattere.
Per tutto il resto della sua vita l'ingegnere combatte una tenace battaglia contro la distrofia muscolare per contribuire alla scoperta di una cura.
Nel 1972 sollecitò ad appoggiò l'attività di una equipe di ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano per lo studio della malattia e l'identificazione di una possibile terapia farmacologica. Nel 1973 curò la pubblicazione di un fascicolo divulgativo sulla profilassi genetica al fine di accrescere la conoscenza dei meccanismi di trasmissione della malattia. Nel 1978 organizzò a Maranello un convegno mondiale di scienziati pubblicando i risultati ottenuti e facendo luce sulle più moderne strategie di indagine. Il punto focale dell'impegno di Enzo Ferrari fu l'istituzione del "Legato Dino Ferrari", oggi divenuto Fondazione, ente morale con lo scopo di promuovere la ricerca nel campo della diagnosi e della genetica della distrofia muscolare e di supportare le iniziative volte all'assistenza delle persone colpite da distrofia muscolare. Nel 1983 il "Legato Dino Ferrari" indisse a Modena un Simposio Internazionale a cui parteciparono scienziati e ricercatori provenienti da tutti i paesi e le relazioni dei rappresentanti furono puntualmente raccolte in un libro.
Per volontà di Enzo Ferrari uscirono alcune pubblicazioni scientifiche di divulgazione internazionale, si organizzarono convegni a Maranello e fu istituito un "triangolare" tra gli istituti di neurologia di Milano, Padova e Modena, cioè un'équipe per la ricerca finanziata tutti gli anni attraverso borse di studio. Acquistò dalla General Electric uno spettroscopio a risonanza magnetica, una complessa apparecchiatura, unica in Italia e tra le poche in Europa, per lo studio del muscolo normale e distrofico, che donò alla città di Modena.
Enzo Ferrari morì nel 1988 senza aver potuto ottenere una cura tangibile e duratura. Sono tuttavia state intraprese, anche grazie ai suoi sforzi, nuove strategie d'indagine che hanno permesso di raggiungere importanti risultati sia in campo genetico che diagnostico.
Il suo impegno prosegue ancora oggi grazie all'impegno costante e tenace del figlio Piero.

by Intersezione